I Segreti del Latte Nobile – Cronache di un evento

I segreti del Latte Nobile Una giornata, quella del primo giugno, all’insegna del Latte Nobile, alla scoperta dei suoi “segreti”. Si è celebrata a Città della Scienza, a Napoli, organizzata dall’ALNI, l’associazione che raccoglie gli allevatori che hanno abbracciato questa “filosofia”, nel WorldMilkDay, la giornata mondiale del latte, istituita nel 2001 dalla FAO per celebrare questo alimento.

Scolaresche e studenti di ogni ordine e grado hanno animato con la loro presenza la giornata. Prima un percorso guidato, attraverso sapori e profumi alla base della qualità del Latte Nobile e dei suoi derivati. Poi l’assemblea nazionale dei soci tenuta dal presidente Giuseppe Messina e, infine, un convegno, durante il quale sono stati resi noti importanti risultati di uno studio sugli effetti derivanti dal consumo di latte.

“Il Latte Nobile è un ritorno al latte come si consumava cinquant’anni fa, il modello più naturale possibile – spiega Giuseppe Messina, presidente ALNI – Le mucche mangiano quasi esclusivamente erba e fieni, di almeno cinque tipi differenti, che garantiscono loro un’alimentazione integrata ed equilibrata”. “Lo fanno – prosegue Messina – libere al pascolo per buona parte dell’anno, oppure in comode e accoglienti stalle nei mesi invernali. Nella loro razione non sono mai presenti insilati, integratori e OGM”. Il primo “segreto” alla base del modello “Latte Nobile”, dunque, è proprio questo: è un prodotto naturale per discendenza.

“Agli allevatori che sposano il progetto e seguono rigorosamente il disciplinare – spiega Michele Pizza, presidente della Compagnia della Qualità, la prima azienda tra quelle che hanno creduto nel “modello Latte Nobile” – riconosciamo un prezzo al litro di ben 60 centesimi, che è più del doppio di quel che viene comunemente riconosciuto dal mercato: un prezzo equo per un prodotto di elevato livello qualitativo”. Eccolo il secondo “segreto” del Latte Nobile: pagare all’allevatore il giusto prezzo per quel latte. Perché il benessere delle mucche, la loro razione alimentare, il loro vivere felici, fa del Latte Nobile un prodotto estremamente sano e consumarlo quotidianamente porta anche benefici fondamentali per il nostro benessere. “Nel Latte Nobile l’Omega 3, un acido grasso che il nostro organismo deve acquisire con la dieta, è presente in modo naturale e in misura doppia rispetto alla gran parte del latte che si trova comunemente in commercio”, spiega Roberto Rubino, già direttore di ricerca alla sezione lucana del Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria. “Per questo – prosegue 2 Rubino – il rapporto Omega-6/Omega-3 è per natura al di sotto di 4, un valore ben al di sotto di quanto consigliato dalla FAO”.

Lo studio Bere Latte Nobile fa bene alla salute. Lo conferma uno studio effettuato da alcuni ricercatori della Università Federico II di Napoli, che hanno testato in laboratorio gli effetti della somministrazione di latte. “Abbiamo integrato per quattro settimane la dieta di ratti Wistar maschi con latte a cosiddetto alto foraggio (HFM), cioè ottenuto da vacche che mangiano prevalentemente erba o fieni, e con latte da animali nutriti con un basso rapporto foraggio/concentrato (LFM). Abbiamo, poi, analizzato i parametri metabolici e le risposte che abbiamo ottenuto sono davvero interessanti” spiega Federico Infascelli, professore di nutrizione e alimentazione animale alla Università “Federico II” di Napoli che ha coordinato uno dei gruppi di ricerca che hanno contribuito alla pubblicazione. Tra questi, anche un altro gruppo coordinato dalla professoressa Maria Pina Mollica, anch’essa della “Federico II” di Napoli. Il latte HFM utilizzato per gli esperimenti in laboratorio è stato il Latte Nobile, per produrre il quale è molto elevato il rapporto tra foraggio e concentrato: un rapporto di 70 a 30. “I nostri risultati indicano che l’HFM può influenzare positivamente il metabolismo dei lipidi, il rapporto leptina/adiponectina, l’infiammazione, la funzione mitocondriale e lo stress ossidativo. Questo vuol dire, senza troppi giri di parole, migliorare il nostro benessere fisiologico” Di fondamentale importanza sono le misurazioni effettuate sui mitocondri epatici: l’attività dell’enzima palmitoil-carnitina transferasi (CPT), responsabile del trasferimento degli acidi grassi nel compartimento mitocondriale, è risultata significativamente più alta nel gruppo che ha ricevuto latte HFM. Questo determina una riduzione del deposito di grassi nel fegato, perché una considerevole quantità di acidi grassi che arriva al fegato sarà diretta verso la naturale ossidazione anziché verso il deposito. Quanto ai dati relativi alla produzione dei radicali liberi, nei soggetti che hanno ricevuto latte Nobile si è osservata una considerevole diminuzione di danno ossidativo cellulare. Nel gruppo Nobile, infatti, significativamente maggiori sono risultate le attività della SOD e dell’aconitasi e contestualmente minore è stato il rilascio di perossido di idrogeno (H2O2)”.

Ai lavori, chiusi dal prof. Bruno Ronchi presidente dell’ASPA (Associazione Scientifica di Produzione Animale) hanno partecipato illustri scienziati dell’Università di Napoli Federico II che hanno sviluppato un serrato confronto scientifico e tecnico di notevole livello e di grande interesse. Alni, Anfosc e l’Università hanno reciprocamente dichiarato la disponibilità a promuovere ulteriori ricerche per un percorso che vuole definire il futuro alimentare e un approccio corretto alla produzione del cibo e all’alimentazione.

Al seguito una galleria di foto dell’evento