Latte e grano, bisogna uscire dalla logica della commodity

di Roberto Rubino – [25 Marzo 2017] Alla crisi del settore latte fa da pendant quella del grano. Entrambi i prodotti sembrano segnati da un destino affine: sono una commodity, il prezzo non tiene conto della qualità, il prodotto importato crea una concorrenza verso la quale le armi sembrano spuntate. Il mondo del latte ha appena fatto ricorso alla solita pillola biennale: ammasso di una quantità di prodotto per circa 14 milioni di euro.

Nel mondo del grano questo meccanismo non è applicabile e allora si ricorre al fai da te. Chi si sta dando molto da fare, ad esempio, è Grano Salus, un’organizzazione siciliana che, per difendere in prima battuta le produzioni dell’Isola, ha scelto un metodo audace, forse pericoloso: se il grano importato è essenzialmente canadese e se i canadesi usano molto glifosate, analizzo le paste italiane per far conoscere al consumatore i marchi che, pur dichiarando l’origine italiana del grano, usano invece materia prima estera, canadese, per l’appunto. Alla base di questa opzione c’è un sillogismo non chiaro: nel grano canadese c’è un certo contenuto di glifosate, in quello italiano no, quindi se troviamo tracce di questa molecola vorrà dire che questa industria ha prodotto la pasta con grano canadese e non italiano.

A mio avviso questo metodo è sbagliato nell’impostazione e nell’approccio. Ammettiamo che sia opportuno, anzi indispensabile, effettuare le analisi delle paste italiane. Ma il contenuto di glifosate  è regolato dalla legge e,  in Italia, i servizi di controllo funzionano almeno quanto altrove. Come consumatore non posso affidarmi a Grano Salus e non allo Stato per tutelare la mia salute. Sarebbe una deriva inaccettabile. E poi, cosa succederà, perché succederà, quando verranno trovate tracce di glifosate anche nei grani italiani e siciliani?

Una quota importante dei produttori di grano, per aumentare il livello di integrazione europeo e per risparmiare sui costi di aratura, ha scelto la semina su sodo, per effettuare la quale è imprescindibile l’uso del glifosate. Certo, non è la stessa cosa che utilizzarlo prima della raccolta, ma l’accumulo nel terreno è ormai un dato acquisito e le probabilità che lo ritroviamo nel grano non sono poi così lontane.

Ma ammesso anche che troviamo il glifosate nella pasta, non solo quel valore rientra nei termini di legge, ma riguar-
derà solo quella confezione, quel lotto. E poiché le aziende acquistano grano in continuazione e da lotti diversi, come si fa a minare l’immagine di un’azienda per un solo campione di pasta i cui livelli rientrano comunque nei termini di legge? È giusto difendere il grano siciliano o quello pugliese, ma perché utilizzare l’arma, sperando che non si trasformi in boomerang, della diffamazione verso colleghi che cercano di fare esattamente quello che fanno i produttori siciliani: produrre e vendere?

Se il grano siciliano è diverso, di qualità superiore, perché non dimostrarlo? Non è meglio spendere gli stessi soldi impiegati per le analisi del glifosate facendo analisi a dimostrazione della qualità siciliana? Paradossalmente Grano Salus utilizza la stessa logica dell’industria cerealicola italiana e non solo: tutto il grano è uguale e l’unico elemento di diversità è la proteina.

Invece la questione si risolve cambiando approccio: i grani sono diversi e la proteina non ha alcuna relazione con la qualità organolettica. E non c’è bisogno di analisi particolari per affermare questo che potremmo quasi definire un assunto. Basta mettere in relazione i prezzi della pasta con il contenuto di proteina riportato sull’etichetta. Sul mercato ci sono paste che costano molto e con un basso contenuto di proteine. Al contrario paste economiche e con un alto contenuto di proteine. Quindi, questa guerra donchisciottesca lascia il tempo che trova. Farà solo danni e sposterà solo il problema.

Se vogliamo uscire da questa impasse, dobbiamo uscire dalla logica della commodity, del tutto uguale, abbandonare la proteina e utilizzare quei parametri che ci rimandano al gusto e al sapore della pasta e del pane. Ormai li conosciamo, basta applicarli.

 

Roberto Rubino 

Presidente ANFOSC