Latte Italiano per superare le quote

Sarebbe interessante chiedere ai responsabili della mobilitazione sacrosanta degli allevatori -Organizzazioni di categoria e anche Governo – se ritengono che, in un’epoca di globalizzazione per difendere i nostri prodotti è sufficiente insistere solo sull’origine degli stessi.

La vera battaglia da ingaggiare sulla qualità italiana è definire standard produttivi che siano tali da rendere i nostri prodotti unici e non omologabili a nessun altro in termini di imitazione, di copia o di altra origine.

Italiano deve diventare sinonimo di allevamenti non intensivi, di non ipersfruttamento degli animali, di non uso di alimenti industriali e insilati, di non uso di OGM, di largo uso di fieni e erbe e, quindi, di un latte, che può e deve essere pagato agli allevatori di più, significativamente di più rispetto a quello attuale.

Se si prende questa strada, se il Governo e le Organizzazioni di categoria prendono veramente la bandiera del latte di qualità e sostengono i piccoli allevamenti , allora, quote o non quote, siamo noi che diventiamo un modello per gli altri. E sarà il nostro latte ad essere cercato dai trasformatori che hanno veramente a cuore la qualità.

Poiché parliamo in larga misura di piccoli allevamenti posti in aree marginali del paese, in via di abbandono e di dissesto idrogeologico, ovvero colline e montagne, si capisce anche subito il valore sociale ed economico più generale di una politica in questa direzione : puntando su questa prospettiva noi facciamo anche una politica di salvaguardia della collina e della montagna, di suo ripopolamento e di sua valorizzazione.

Niente soldi a nessuno. Basta con i paesi forti che proteggono le proprie produzioni agricole.
Ma si possono sostenere gli allevamenti di qualità , creando marchi dedicati, promuovendo la commercializzazione dei prodotti che nascono da quel latte, realizzando interventi infrastrutturali e di cura del territorio che valorizzino i paesaggi in cui sono inseriti tantissimi allevamenti, sostenendo l’arricchimento delle attività di tanti allevamenti in una vere e proprie Fattorie Didattiche, in aziende Agrituristiche.

E quanto spazio c’è da utilizzare in questa chiave : un potenziale enorme tutto da scoprire.
Poi la giusta remunerazione alla qualità è giusto che la faccia il mercato. E vi assicuro che il mercato è pronta a farla. Perché sono sempre di più coloro che , per dirla con Carlo Petrini, non vogliono essere mangiati da un cibo diventato troppo spesso un prolungamento della chimica, e che sono pronti a spendere meglio per mangiare meglio.

Del resto il Latte Nobile, cosa testimonia se non questo?